
Ok
non dovrei nemmeno sprecarci tempo,pero' a volte ci sono atteggiamenti che proprio mi fanno cadere
tutto.
E allora tocca parlarne.Ebbene si:Sanremo.
O meglio non e'che adesso inizio a parlare di Sanremo in senso stretto,ma riguardo le reazioni e le polemiche attorno
alla ormai nota (quanto innocua) canzone "Luca era gay" di mister Povia.
Gia un mese prima della manifestazione giravano voci incontrollate riguardante sto pezzo.
Sembrava essere un testo omofobico dove compariva la parola malattia e la parola guarigione...
apriti cielo,scandalo a corte etc etc
e io gia mi divertivo pregustando atroci piagnistei e capelli strappati.
Arriva poi il momento di cantarla sta canzone e sorpresa:niente di omofobico,niene di niente.
Soltanto una storia di una sessualita' confusa,di una esperienza di vita come tante.
Forse a disturbare e' il fatto che non sia un etero a scoprirsi gay ma viceversa,anche perche in quel caso
Povia sarebbe stato certamente un artista sensibile.
"Nessuna malattia,nessuna guarigione" recita il testo.
Ma ovviamente la polemica continua.
L'arcigay (e con essa tutti gli "intellettuali") si scaglia contro i "biechi stereotipi" raccontati in quel pezzo
che ferirebbero la lotta all'omofobia.
Psicologia da quattro soldi si dice...mah forse.A me e' semplicememte apparsa come la storia di un ragazzo
che si autoanalizza,forse sbagliando su se stesso,ma tant'e.
"Si canta il sentimento di vergogna dell'essere omosessuale,giocando sulla pelle di chi lotta invece per l'orgoglio gay."
Ma anche qui,tocca ripetersi,solo una storia di un ragazzo con delle difficolta interiori,nessun orgoglio,nessuna lotta
nessuna chiacchiera.Una storia di fragilita'.Nessun senso di colpa nell'essere gay,bensi la confusa storia personale di un uomo.
"Povia e' un furbo,sfrutta la polemica per il successo."
Probabile,ma se devo fregiare dell'onoreficenza di furbo lui,oppure Pupo e co. che canticchiando una canzone da oratorio
parlano (ancora) di "opportunita'",beh...allora si Povia e' molto piu furbo.
"Povia canta una retorica insopportabile".Calando il tutto nella retorica insopportabile del festival creata per il pubblico del festival (pubblico che evito di commentare)
non ci vedo nulla di strano.
La vita e' fatta anche di questo,di omosessuali che scoprono di non esserlo.Di gente che vive con disagio la propria sessualita' non in quanto tale,ma come
parte di una vita confusa e con dei nodi da sciogliere.
E questo,con buona pace dell'arcigay,continuera'finche si polemizzera' ogni volta che viene nominata la parola "omosessuale" senza il benestare delle autorita'.
O fino a quando si accusera di parlare per biechi stereotipi sull'omosessualita',per poi trascinare in piazza le stesse macchiete con gay pride et similia.
Quello si fa davvero male alla lotta di chi vorrebbe essere semplicemente un uomo aldila' della propria sessualita'.
Quando l'omosessuale riuscira' ad applaudire la storia di un gay che si scopre etero,allora si, la lotta dell'orgoglio gay si potra' dire compiuta.