mercoledì 21 maggio 2008

Domino





Avrebbe potuto fare tutt'altra vita.

Avrebbe potuto fare la stronzetta isterica,la modella annoiata,avrebbe potuto annegare tra i vestiti o fare la vittima riguardo una sua ipotetica anoressia.
Invece Domino ha scelto una strada diversa.
Nasce il 7 agosto 1969.
Figlia dell'attore lituano Laurence Harvey, e della sua terza moglie, la modella britannica Paulene Stone, Domino venne battezzata con tale nome
in onore della bond-girl Domino Derval nel film Thunderball.
Decisamente un ambiente interessante e stimolante,che come oggi possiamo vedere ha prodotto un sacco di carne fusa a plastica.
Domino invece sembra essere diversa da quelle sciacquette che e' costretta a frequentare.
Già da bambina Domino venne espulsa da quattro scuole diverse a causa del suo comportamento violento.
Da ragazza decise di seguire le orme della madre, divenendo modella per l'agenzia Ford Models,ma ben presto questo mondo di cadaveri su tacchi a spillo
comincia a starle stretto.
Domino ha bisogno di sentire la parte umida e calda della vita.Ha necessita'di agire,di rischiare,di ballare con la morte.
In principio decide di tentare la strada del vigile del fuoco a confine con il messico,ma ben presto trova la sua strada;quella del cacciatore di taglie.
Inizia tutto dall'incontro con Ed MArtinez,cacciatore di taglie professionista.
La sua vita diventa azione,e contro ogni principio logico mette in gioco la sua vita.
Domino punta pistole,fucili,fa irruzioni,seduce per intrappolare,si fa puntare pistole addosso e ad ogni momento e' pronta a sparare,ed imporsi!
La madre gli regala un giobboto antiproiettili in kevlar per il compleanno.Regalo che non indosso' mai.
Nonostante tutte le pistole e i mitra puntati,non saranno le pallottole ad abbatterla.
Viene arrestata nel 2005 per possesso di anfetamine e nel giugno dello stesso anno viene trovata morta in casa.
Ricordiamo questa donna che invece di essere un rutto della modernita' ha deciso di alzare la testa e di sputare in faccia alla vita.

Come un lupo




"Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (Witt. Tractatus p. 7)



Inutile parlare.
Parlare e' davvero la cosa piu improduttivo.
Inutile tentare di comunicare.Tanto c'e sempre la trappola,il sorriso beffardo
e la volonta' di insegnarti qualcosa.Purtroppo il pensiero unico e'una dittatura buia e sadica.
Dovrei imparare la spietatezza.Imparare a guardare oltre e accettare di avere nemici,e mai piu' amici.
Dovrei imparare la freddezza,l'assenza di remore morali.Nessun tentativo di giustificare.Soffocare la mia bonta',e finalmente far uscire dal mio corpo
come una calda secrezione,il mio disprezzo verso l'umanita'moderna.
Smettere subito di pensare che comunicare,confrontarsi sia una cosa buona,perche non lo e'.Quando non si ha nemmeno lo stesso pavimento sotto i piedi
il confronto diventa un teatrino squallido,pieno di insidie e paludi nauseanti.
Smettere di credere della costruttivita' del dialogo perche non si puo' costruire nulla con mattoni marci dentro.
Cos'e questa pace eterna,questa lentezza,questa paura di alzare la voce,di battere i pugni,del frastuono
dello schiaffo e del pugno,della pedata nel culo,e nello sguardo di ghiaccio.
Ma poi cos'e questo disprezzo da educare?La checca isterica?lo sberleffo gratuito?Il mai stare in pace con nulla?
Si deve educare il senso di distanza dall'umanita',il disprezzo e non il fracasso inutile.
Volete dirmi che l'uomo si e' davvero perso nel vapore rosa della correttezza e della sterilita?!?
Inutile dirvi quanto sarebbe morale infierire nella carne anestetizzata di una societa' grassa e flaccida,che passa le giornate a pulire la macchina,a farsi
le lampade,che guarda le moto in tv e che va in deliro quando vede Vasco Rossi.
Nel frattempo si prova ad andare avanti.A non farmi ingannare da quella scintilla che brilla in fondo allo sguardo
della gente,che tanto assomiglia a quella che brilla in fondo ai miei occhi,ma che non e'la stessa scintilla.